Lo scialpinismo a livello agonistico, intervista a Matteo Eydallin
Alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 è entrato, per la prima volta, lo scialpinismo, nella sua disciplina chiamata sprint.
Cosa è lo scialpinismo a livello agonistico? Cerchiamo di rispondere a questa domanda anche con l’aiuto di un grande campione di Sauze d’Oulx: Matteo Eydallin.
Quello che segue è tratto da un articolo di Ludovica Spagnolo pubblicato sul libro Alpinismo e Montagne in alta Valle Susa, redatto in occasione dei 50 anni del CAI Bardonecchia.

Le origini dello scialpinismo sono antichissime. Ci sono testimonianze dell’utilizzo di assi di legno con l’aggiunta di pelli nella parte a contatto con il terreno innevato per la salita risalenti al Medioevo, anche se non si esclude che questi attrezzi venissero utilizzati anche in tempi più antichi per facilitare gli spostamenti sui terreni montani innevati.
La dimensione agonistica di questo sport è tuttavia assai più recente. Alcune competizioni, già organizzate durante il primo dopo guerra, sono poi entrate a far parte di circuiti di competizioni agonistiche a livello internazionale solo in epoca molto più recente e, solo a partire dal 2004, anche per lo scialpinismo è stato istituito il circuito di gare di Coppa del Mondo, organizzate dalla ISMF (International Ski Mountaineering Federation) e divise in differenti specialità.
Non mancano anche altre competizioni, talvolta disputate persino a squadre di due o tre componenti. Oltre alla Coppa del Mondo ci sono altri circuiti internazionali che consentono di raggiungere risultati altrettanto prestigiosi per gli scialpinisti: la Grande Course è uno di questi. Ripidi pendii, canali verticali, creste aeree e discese tecniche caratterizzano questo circuito composto da sei prestigiosi appuntamenti tra arco alpino e Pirenei, suddivisi in gruppi di tre competizioni all’anno per due anni. Fanno parte di questo circuito gare come la Pierra Menta, la leggendaria gara di sci-alpinismo che si disputa ogni anno tra le montagne di Arêches-Beaufort in Savoia (Francia), ed il Trofeo Mezzalama, entusiasmante gara che porta gli atleti nel comune di Saint Jacques in Val d’Ayas (Val d’Aosta) fino in vetta al Castore, a 4226 metri di quota, per poi tornare al punto di partenza.
Sebbene il circuito della Grande Course sia stato inaugurato nel 2010, alcune delle competizioni che ne fanno parte hanno una storia assai più longeva. Ne è un esempio il Trofeo Mezzalama che vide il disputarsi della sua prima edizione, organizzata in parte grazie al contributo del CAI di Torino, nel 1933. Se ne disputarono una decina di edizioni negli anni ’30 e negli anni ’70, finché il trofeo non divenne, a partire dal 1997 e solamente negli anni dispari, un appuntamento fisso.

Tornando, invece, alle gare di Coppa del Mondo, le tre discipline che fanno parte del circuito, l’individuale, il vertical e lo sprint, sono assai differenti tra loro.
L’individuale rappresenta la forma più tradizionale di competizione alpinistica, la cui partenza avviene in gruppo. La gara è generalmente caratterizzata da un tracciato composto da almeno 3 salite e altrettante discese per un totale di circa 1900 metri di dislivello. Durante le salite non è escluso che si debbano percorrere tratti con gli sci a spalle o anche con i ramponi ai piedi.
Quanto allo sprint, invece, questa è una gara composta da una sola salita da compiere con gli sci ai piedi o con gli sci a “spalle”, con successiva discesa singola, per un totale di circa 100 metri di dislivello. La durata è di circa tre minuti per ascesa e discesa, anche se il tracciato è da compiere più volte: nelle qualifiche, ove gli atleti partono singolarmente a distanza di 20 secondi, ed in seguito in batterie da 6 partecipanti.
Infine, il vertical è una gara caratterizzata da una singola salita svolta integralmente con sci (e pelli) ai piedi, per una lunghezza complessiva non superiore ai 700 metri di dislivello.
Ma parliamo ora di uno dei più importanti esponenti del movimento scialpinistico agonistico degli ultimi tempi, originario proprio della Valle di Susa: il nostro Matteo Eydallin.
Nato il 6 novembre 1985 a Torino, ma originario di Sauze d’Oulx, da qualche anno Matteo, soprannominato Steppen, vive in Francia, nel paesino di Montmaur ad una ventina di chilometri da Gap. Tesserato per il Gruppo Sportivo dell’Esercito, nazionale azzurro di scialpinismo, è uno degli atleti più longevi e più titolati nello scialpinismo. Nel 2021 vince la Coppa del Mondo nella specialità individuale, conquistata con la vittoria nella tappa di Madonna di Campiglio del 25 marzo 2021, e diventa campione del mondo di scialpinismo, sempre nella specialità individuale, titolo conquistato il 6 marzo 2021 sulle nevi di Arinsal, Andorra. Il 20 marzo 2021 ha inoltre vinto, per l’ottava volta, la Transcavallo, gara a coppie disputata con il compagno Michele Boscacci. Tra i vari titoli vinti dal campione di Sauze d’Oulx spiccano le cinque vittorie del Trofeo Mezzalama e le quattro della Pierra Menta, gare a squadra che, a seconda degli anni, ha disputato insieme ad atleti diversi. Dal 2022, è sempre stato ai vertici delle classifiche mondiali.
Scialpinismo, amore a prima vista?
No. Anzi! Come molti miei coetanei residenti in comuni di montagna, il mio primo approccio con le nevi di casa è stato con lo sci alpino. Dopo aver preso parte a diverse gare giovanili nel 2005 sono diventato maestro di sci, ma vuoi per la mia caparbietà, vuoi per la mia predisposizione agli sport di fatica, o per la mia innata curiosità, mi sono avvicinato allo scialpinismo e, superate alcune difficoltà iniziali ad abituarmi alla diversa attrezzatura, in qualche mese sono riuscito a trovare la mia vera dimensione agonistica e a raccogliere i primi significativi risultati.
Il che ci riporta agli inizi della tua brillante carriera nazionale ed internazionale: ti dedicavi solamente allo scialpinismo?
Agli inizi ho cercato di conciliare la mia vita da atleta con quella da maestro di sci, attività che svolgevo principalmente nelle vacanze di Natale nel comprensorio sciistico di Bardonecchia sul versante dello Jafferau. Al tempo stesso, mi allenavo per prendere parte alle competizioni alpinistiche prediligendo la zona di Melezet, così da ritrovarmi a fare la spola tra l’una e l’altra area sciabile. Gli impegni agonistici, in seguito, sono diventati tali da indurmi a dedicarmi esclusivamente alle gare di scialpinismo.
Quale scelta sta dietro il fatto che gareggi solamente nella disciplina dell’individuale?
In montagna è risaputo che, come nella vita, è tutta una questione di equilibrio fisico e mentale, soprattutto per poter affrontare uno sport così faticoso come lo scialpinismo. Per questo gareggio principalmente nell’individuale: un conto è la salita, ma con l’alternanza tra salite e discese si ha un giusto equilibrio tra fatica e divertimento. Se poi si è primi alla fine dell’ultima ascesa allora si apprezza sicuramente un po’ di più l’ultimo sforzo richiesto dall’ultima discesa del tracciato!
Qual è il segreto dei tuoi tanti successi?
Sono spesso considerato un atleta che si allena poco rispetto agli ottimi risultati che poi ottiene, ma l’allenamento è fondamentale e la verità è che il mio metodo d’allenamento è altamente personale, tutto mio! Proprio perché mi annoio facilmente, sono curioso e determinato, amo la montagna, ma soprattutto mi piace divertirmi. Forse uno dei segreti della mia longevità ad alto livello sta anche in questo. Durante gli allenamenti cerco il più possibile di combattere la noia e di divertirmi, d’estate, alternando bici da corsa, arrampicata e corsa e d’inverno, con allenamenti sempre vari e mai ripetitivi. Inoltre, data la lunghezza della stagione di gare, quando ne ho l’occasione, mi concedo anche una gita con le pelli in compagnia di qualche amico. E poi, parliamoci chiaro… A differenza dello sci alpino per in quale è necessario che gli impianti di risalita siano aperti e che le piste siano appositamente “battute”, preparate e tracciate a seconda delle discipline che si vanno a praticare, nello scialpinismo basta veramente poco: un po’ di neve, un paio di pelli sotto gli sci, un pendio più o meno ripido, pala, ARTVA e sonda, borraccia e barrette energetiche ed il gioco è fatto!
Lo sci alpinismo secondo “Steppen”?
Lo scialpinismo è certamente un sport molto impegnativo, solo in minima parte fatto di agonismo e di competizioni. Ci sono infatti tanti amatori che praticano questa disciplina non tanto per i risultati, per le coppe e le medaglie, quanto per puro piacere, divertimento e per le tante soddisfazioni che si provano nel cimentarsi con sé stessi immersi in spettacolari paesaggi ammirabili durante ogni singola uscita, che la natura riserva a chi lo pratica. Ogni uscita ti porta a provare forti ed uniche emozioni e sensazioni che solo la montagna sa suscitare.
Originario di Sauze d’Oulx, “emigrato” in Francia, che rapporto hai con le montagne di casa? Quali sono gli itinerari che più ti piacciono?
Torno spesso e con molto piacere al mio paesino per trovare la mia famiglia e gli amici di sempre ed in queste occasioni mi alleno sulle montagne di casa. Mi capita sovente di percorrere tracciati molto praticati da escursionisti italiani e stranieri, alla perenne ricerca di affinare tecniche in salita o anche solo per fare un’uscita senza concentrarmi su nulla di troppo specifico, per il solo gusto di concedermi due curve in neve fresca. Tra gli itinerari lungo le nevi di casa che prediligo sicuramente il Monte Genevris è uno di questi. La salita verso il Faro degli Alpini è ben esposta al sole e consente di affrontare temperature meno insidiose e di “lavorare” anche sull’abbronzatura e la discesa nel Parco del Gran Bosco di Salbertrand, grazie alla sua esposizione, permette di trovare quasi sempre condizioni di neve polverosa. Anche se in realtà gli itinerari scialpinistici disseminati in Valle di Susa sono veramente moltissimi, per esempio la Valle di Thures, sopra Sauze di Cesana, offre un sacco di possibilità, così come tutta la zona di Pian del Frais a Chiomonte e, andando verso la primavera, anche la zona di Pra Claud, poco sopra Fenils, dalla quale si arriva sino alla cima del monte Chaberton.
Pro e contro dello scialpinismo?
Direi uno che è sia un pro che un contro: la stagione è molto lunga! A volte è un bene, consente di prendersi il proprio tempo per entrare in forma seguendo il proprio ritmo e la propria condizione di forma fisica che può essere ottimale anche solo in alcuni periodi, ma può essere un contro perché mantenere la concentrazione tanto a lungo non è sempre facile. Nonostante ciò, prediligo le sensazioni di fine stagione e le uscite primaverili, cosa che sicuramente ho in comune con gran parte del popolo degli scialpinisti amatoriali. Uno dei indubbi vantaggi della primavera è che la tensione della stagione agonistica è già alle spalle, le giornate iniziano ad allungarsi e le temperature ad alzarsi, permettendo così di pianificare escursioni con qualche ora in più di luce e con il sole tiepido come gradito compagno d’avventura.
Se così si può dire, c’è una “pellata” che non hai ancora avuto modo di fare e che invece possiamo considerare uno dei tuoi progetti per il futuro?
Progetti per il futuro ne ho tanti, ma sicuramente uno tra tutti è proprio tra le montagne della Valle di Susa, di casa, seguendo le orme di quella che considero una delle più autorevoli, magnifiche ed imponenti gare di scialpinismo delle Alpi Occidentali: il Trofeo Penne Mozze che, durante gli anni ’70, prima di essere sospeso, si disputava in alternanza al Trofeo Mezzalama su un tracciato che dal Colle del Moncenisio, attraversando il massiccio degli Ambin, sempre a quote intorno ai 3000 metri, si concludeva proprio a Bardonecchia.


